L’impatto del conflitto in Medio Oriente del blocco dello Stretto di Hormuz stanno avendo importanti effetti sulle economie europee. Secondo l’ultima stima flash di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, l’inflazione annuale dell’area dell’euro sarà del 2,5% a marzo 2026, in aumento rispetto all’1,9% di febbraio. A trainare l’aumento dei tassi il boom dei costi dell’energia causato dalla guerra contro l’Iran scatenata dagli Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio e che ha portato a un’impennata dei prezzi di petrolio e gas, dei fertilizzanti e dei trasporti.

Guardando i principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro, si prevede che l’energia registrerà il tasso annuo più alto a marzo (4,9%, rispetto al -3,1% di febbraio), seguita dai servizi (3,2%, rispetto al 3,4% di febbraio), alimenti, alcol e tabacco (2,4%, rispetto al 2,5% di febbraio) e beni industriali non energetici (0,5%, rispetto allo 0,7% di febbraio).

Tra i paesi dell’eurozona, Slovacchia (3,7%), Lettonia e Irlanda (3,6%) hanno registrato i tassi più elevati nel mese di marzo. Per quanto riguarda l’Italia, secondo le stime dell’Istat, a marzo l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua, rispetto al +1,5% del mese precedente. A marzo l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento, così come quella al netto dei soli beni energetici. La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari al 2,2%, in accelerazione rispetto al 2% di febbraio.

Il rischio stagflazione

Come sottolineato sia a livello di Commissione UE che di Banca centrale europea, l’impatto complessivo della crisi sull’economia europea dipenderà dalla durata del conflitto. Tuttavia, lo shock provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e l’assenza di spiragli negoziali che lascino intendere una risoluzione a breve della crisi stanno già avendo effetti negativi.

Secondo quanto affermato lo scorso 27 marzo dal commissario UE all’economia, Valdis Dombrovskis al termine della riunione dell’Eurogruppo vi è il chiaro rischio di uno “shock stagflazionistico” per i Paesi UE. “È ormai chiaro che la portata, la gravità e l’impatto della guerra sono aumentati dall’ultimo nostro incontro, avvenuto poco più di due settimane fa”, ha dichiarato Dombrovskis. Lo Stretto di Hormuz è stato trasformato in un’arma e le infrastrutture energetiche continuano a essere prese di mira. Di conseguenza, i prezzi dell’energia sono aumentati vertiginosamente, ha affermato.

Dombrovskis ha affermato che il petrolio Brent si è mantenuto costantemente al di sopra dei 100 dollari al barile per due settimane ormai. “Naturalmente, l’impatto complessivo sull’economia europea dipenderà dalla durata, dalla portata e dall’intensità del conflitto. E per ora, le prospettive sono offuscate da una profonda incertezza”, ha osservato. “È chiaro, però, che corriamo il rischio di uno shock stagflazionistico. Vale a dire, una situazione in cui una crescita più lenta coincide con un’inflazione più elevata”, ha affermato Dombrovskis.

Ciò vale anche se le interruzioni delle forniture energetiche dovessero essere di durata relativamente breve, ha aggiunto.

“In uno scenario del genere, la nostra analisi suggerisce che la crescita dell’UE nel 2026 potrebbe essere inferiore di circa 0,4 punti percentuali rispetto a quanto previsto nelle nostre previsioni economiche autunnali. E l’inflazione potrebbe essere superiore fino a un punto percentuale”, ha affermato Dombrovskis. Se le interruzioni si rivelassero più consistenti e di maggiore durata, le conseguenze negative per la crescita sarebbero ancora più gravi, ha affermato. Secondo Dombrovskis, la crescita potrebbe essere inferiore fino a 0,6 punti percentuali sia nel 2026 che nel 2027.

Sul tema si è espressa nei giorni scorsi anche la presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, che in un’intervista rilasciata al settimanale The Economist, ha avvertito che i mercati finanziari stanno sottovalutando la gravità delle ripercussioni economiche della guerra con l’Iran, affermando che gli investitori potrebbero non rendersi conto di quanto durerà la crisi. Secondo Lagarde, il conflitto ha rappresentato “un vero shock” che “probabilmente va oltre ciò che possiamo immaginare al momento”. La presidente della BCE ha respinto l’ottimismo del mercato, sostenendo che gli esperti tecnici non prevedevano un rapido ritorno alla normalità, data l’entità dei danni alle infrastrutture energetiche. “Molti parlano di anni”, ha sottolineato.

Lagarde ha inoltre avvertito che le vere conseguenze economiche si stavano manifestando solo gradualmente, citando gli effetti a catena sulla catena di approvvigionamento che i mercati non avevano ancora pienamente scontato. Tra i prodotti la presidente della BCE ha citato l’elio che ha visto una crisi di approvvigionamenti dopo che la città industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di esportazione di GNL al mondo e una fonte chiave di elio industriale, è stata colpita da attacchi di droni all’inizio di marzo 2026 ed è stata costretta a interrompere le attività.  Il Qatar fornisce circa il 34% dell’elio mondiale, un materiale critico che attualmente non ha veri sostituti nella produzione di semiconduttori.

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